CASTEL VOLTURNO – Condanna alla pena dell’ergastolo per Alessandro Moniello e ventiquattro anni di reclusione per il figlio Roberto, al quale sono state riconosciute le attenuanti generiche. Questa la sentenza della Corte di assise di Santa Maria Capua Vetere presieduta eccezionalmente da Antonio Riccio, giudice a latere Honoré Dessì al termine della Camera di consiglio. Si è chiuso il processo di primo grado per l’omicidio di Luigi Izzo, barbiere di Castel Volturno ucciso con sei coltellate la notte del sei novembre del 2022 davanti casa sua a Castel Volturno.
La Corte ha anche condannato gli imputati al pagamento di una provvisionale di 160mila euro alle costituite parti civili, i genitori e la moglie della vittima. Il pubblico ministero Annalisa Imparato e l’avvocato di parte civile Ferdinando Letizia avevano chiesto la pena dell’ ergastolo per entrambi gli imputati. Questa mattina l’udienza conclusiva del processo davanti alla Corte di assise. Videocollegati dal carcere Alessandro Moniello ha seguito l’udienza a testa bassa accanto al figli complice dell’efferato delitto. Quattro le aggravanti contestate, quella della premeditazione, della crudeltà, dei motivi abietti, e della minorata difesa. Sull ‘efferatezza e sulla crudeltà si era soffermato il pubblico ministero “i corpi parlano” , le tracce di quell’ efferatezza sono visibili “le armi lasciano un’impronta digitale”, due delle sei coltellate sono state mortali, hanno perforato cuore e polmone, gli altri “colpi sono stati superflui”, ma uno di questi è stato inferto con tale violenza da sfondare alla vittima tre costole. L’avvocato Letizia, che rappresenta gli interessi della moglie e dei genitori della vittima, ha concentrato la sua discussione sul ruolo di Roberto Moniello e sul suo pieno concorso nell’ omicidio di Luigi Izzo, morale e materiale. Il padre Alessandro si è assunto la responsabilità, cercando di scagionare il figlio., ma Roberto vide in auto il padre prendere dal vano del cruscotto il coltello, testimoni oculari lo hanno sentito istigare il padre “vai, vai, vai”. Vi è poi la consulenza autoptica chiesta dalla Procura che parla di ferite inferte da due coltelli e non solo da quello gettato da Alessandro dal ponte sul Volturno. La parte civile ha posto in evidenza la testimonianza di Immacolata Procopio, che riferisce i momenti precedenti e successivi all’omicidio, la vicina di casa di Roberto Moniello che all’una e trenta di notte sente quest’ ultimo gridare “mi ha rotto gli occhiali e mi ha spezzato un dito lo devo uccidere”, poi mezz’ora dopo lo sente rientrare e origliando gli sente dire alla moglie “prendi i bambini, fuiimmecenn, cà non stamm chiú buon”. L’ omicidio nasce da una banale lite avvenuta poche ore prima davanti al Bar Due punto zero, rissa in cui il povero Luigi Izzo non c’entra nulla. La lite avviene tra Roberto Moniello e Orlando Izzo, cugino della vittima. Roberto Moniello dirà che non aveva gli occhiali e che si era confuso sull identità. Sia la scena della lite davanti al bar che quella dell’ omicidio sono state riprese dalle telecamere. L’avvocato Letizia ha poi contestato l’attendibilità della consulenza ematologica della difesa, secondo la quale non vi fu contatto tra Roberto Moniello e Luigi Izzo. Il primo tornò a casa e diede gli indumenti alla sorella per farli lavare in lavatrice, ma le macchie di sangue furono trovate in auto. I due imputati sono difesi dagli avvocati Giuseppe Guadagno e Gaetano Dell’Orso.
gmm