GRAGNANO – È morto il superpoliziotto Carmine Gallo, 66 anni lo scorso novembre, originario di Gragnano, in provincia di Napoli, finito ai domiciliari lo scorso ottobre nell’ambito dell’indagine della della Dda di Milano con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’accesso abusivo a sistema informatico.
Stamane è stato colpito da un infarto mentre era nella sua abitazione di Garbagnate Milanese assieme alla moglie. Secondo l’accusa sarebbe stato il capo della rete di cyber spie che, grazie alle capacità tecniche di Nunzio Samuele Calamucci, avrebbe portato avanti una attività di dossieraggio illecito per i clienti della società Equalize, di proprietà di Enrico Pazzali, ex presidente di Fondazione Fiera Milano. Entrato in polizia nel 1978, per oltre trent’anni è stato in prima linea nelle operazioni più delicate in Italia e all’estero contro la mafia calabrese, al punto da guadagnarsi la fama di “superpoliziotto”. Si era occupato dei rapimenti di Cesare Casella, prelevato a Pavia nel 1988 e rilasciato due anni dopo, e dell’imprenditrice Alessandra Sgarella, che per nove mesi alla fine degli anni ’90 fu tenuta sequestrata in Calabria e poi liberata. Ha, tra l’altro, risolto il delitto Gucci ed è stato ritenuto l’artefice del pentimento di Saverio Morabito. Il suo ultimo incarico era stato quello di vicedirigente del commissariato di Rho-Pero e nel 2015 aveva gestito la sicurezza dei Capi di Stato arrivati in città per l’Expo.