Da terra dei fuochi a terra dei cachi, il passo è breve – NOTIX.IT

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Da terra dei fuochi a terra dei cachi, il passo è breve

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L’EDITORIALE DI ANTONIO ARRICALE – Mi indispone non poco – oggi – a poche ore dal pronunciamento della Corte europea dei diritti umani, che addita precise responsabilità di omissione alle autorità italiane, per aver messo a rischio la vita degli abitanti della Terra dei Fuochi, leggere i commenti (alcuni addirittura al vetriolo) dei politici italiani, soprattutto di sinistra, contro il Governo.

Mi indispone e mi indigna. E penso che tutto questo sparlare di circostanza, di falso moralismo, tutto questo dare fiato a tromboni stonati sia anche colpa nostra: di noi giornalisti, intendo, che offriamo acriticamente il microfono ad una manica di ciarlatani.

Ma dov’era tutta questa bella gente – mi chiedo – quando il pentito Carmine Schiavone raccontava nel 1997 – e non soltanto alla Commissione ecomafie sull’interramento dei rifiuti tossici che desecretò le sue dichiarazioni soltanto nel 2013 – dei veleni sparsi tra le province di Napoli e Caserta? Di più: a che cosa pensavano quando lo stesso pentito raccontava ai quattro venti: “Entro vent’anni rischiano di morire tutti”?

E quand’anche non avessero voluto dar credito ad uno spudorato camorrista, da che cosa erano distratti – sempre questi politici, oggi, a disastro fatto, così attenti e sensibili – quando l’oncologo Antonio Giordano denunciava l’avvelenamento del sangue nei pazienti delle zone di Acerra e dei comuni limitrofi? E che cosa dicevano quando le mamme, troppe mamme, piangevano la morte prematura dei loro bambini?

Non ricordo, francamente, in quelle innumerevoli circostanze eguali parole di indignazione proferite dalle loro labbra.

Certo, sarebbe facile, oggi, additare i colpevoli di un peccato d’omissione così grave. Politici e amministratori colpevoli di non avere, cioè, fatto nulla, mosso neppure un dito, peggio di aver girato lo sguardo dall’altra parte, pure in presenza di denunce articolate e dettagliate di una situazione allarmante. A cominciare dagli amministratori della Regione Campania cui, in questi anni, in prima istanza sarebbe dovuto toccare intervenire.

E anche il governo, ovviamente, che avrebbe dovuto intervenire quanto meno in via sussidiaria, in assenza degli interventi regionali. Basterebbe fare l’elenco degli amministratori e dei governanti di questi lunghi anni e metterli tutti, proprio tutti, con le spalle al muro. Ma è un esercizio che non mi piace.

Preferirei, invece, che tutti quanti i protagonisti dei diversi livelli amministrativi – come indica Corte Europea dei diritti dell’uomo – finalmente attuassero, di concerto, ciascuno per la propria parte, un piano di contrasto concreto contro l’inquinamento, la salvaguardia del territorio e la salute pubblica. E che non ci si limitasse a fare politica a parole, sui social. Diversamente, dopo averla battezzata la terra dei fuochi, questa martoriata fetta della Campania, la trasformeremo in terra dei cachi. Il passo è breve.

Nelle foto, da sinistra, dall’alto in senso orario, Vincenzo De Luca, Sergio Costa (ex ministro dell’Ambiente), Antonio Bassolino e Stefano Caldoro.

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